Rivista dell'Istituto per la Storia dell'Arte Lombarda
Numero 47
Linda Valente, Marta Mondellini, Debora Mazzarelli, Alessandra Mazzucchi, Daniele Maria Gibelli, Danilo De Angelis, Lucie Biehler-Gomez, Federica Martino, Davide Ermenegildo Angelo Steffenini, Stefano Vanin, Davide Porta, Cristina Cattaneo, Mirko Mattia
Il saggio presenta i risultati del progetto SACRE (LABANOF, Università degli Studi di Milano), dedicato allo studio interdisciplinare delle reliquie di Santi in contesti locali dell’Italia settentrionale, con particolare attenzione alle realtà esterne al capoluogo lombardo. Il testo riflette sul valore delle reliquie come punto d’incontro tra memoria religiosa, identità territoriale e dato biologico, evidenziando il ruolo del culto dei Santi nella costruzione di comunità e tradizioni. Attraverso un approccio “conservation-first”, le indagini antropologiche e forensi ricostruiscono il profilo biologico dei corpi studiati, individuano patologie, stress funzionali e traumi, e distinguono le alterazioni avvenute in vita da quelle dovute alla complessa storia conservativa dei resti. L’integrazione con dati storici e materiali consente di comprendere sia gli individui venerati sia le pratiche di manipolazione e conservazione sviluppate nel tempo. I casi studio mostrano situazioni eterogenee, con frequenti commistioni di resti, difficoltà di attribuzione e tracce di interventi conservativi. In alcuni casi emergono elementi coerenti con le tradizioni agiografiche, in altri le analisi mettono in discussione le attribuzioni.
The essay presents the results of the SACRE project (LABANOF, University of Milan), devoted to the interdisciplinary study of Saints’ relics in local contexts of northern Italy, with particular attention to areas outside the Lombard capital. It reflects on the value of relics as a point of convergence between religious memory, territorial identity, and biological evidence, highlighting the role of the cult of saints in the formation of communities and traditions. Adopting a “conservation-first” approach, the anthropological and forensic investigations reconstruct the biological profile of the examined remains, identify pathological conditions, functional stress, and trauma, and distinguish alterations occurring during life from those resulting from the complex post-mortem history of preservation. The integration of historical and material data makes it possible to better understand both the venerated individuals and the practices of manipulation and conservation developed over time. The case studies reveal heterogeneous situations, including frequent commingling of remains, difficulties in attribution, and evidence of conservation interventions. In some instances, findings are consistent with hagiographic traditions, while in others the analyses call traditional attributions into question.